di: PolisQuotidiano 18 ottobre 2009
Almeno 1.400 persone hanno partecipato ieri al corteo organizzato dal comitato Corretta gestione dei rifiuti (Gce) e da Manrico Guerra dei Medici per l'Ambiente per chiedere di non fare inceneritori a Parma. Nonostante la poca attenzione concessa negli ultimi mesi dai media locali al progetto di due forni per rifiuti allo Spip, il popolo dei convinti riciclatori e dei timorosi di diossina e nanopolveri ha risposto con forza all'appello di protesta.
Molte le bandiere nella sfilata dal Duc al municipio passando per la sede della Provincia, i palazzi dei due enti che stanno apppoggiando la costruzione di un termovalorizzatore a nord della città.
Oltre al Gcr c'era il Wwf - «Abbiamo ancora speranza che l'inceneritore non si faccia», dice Maria Grazia Balladelli, che per l'associazion segue un ricorso al Tar contro il progetto -, Libera politica, la lista Beppegrilloparma - «Lo vogliono fare solo perché 180 milioni di euro fanno gola a qualcuno», si legge sui loro volantini -, l'associazione Ambiente e salute, il Gruppo Val d'Enza, il movimento Decrescita felice, e fra i partiti Rifondazione comunista -
«Dietro questa vicenda vi è la salute nostra e delle generazioni future», afferma un comunicato dei circoli S.Leonardo e Parma centro -, la Lega Nord e alcuni esponenti del Pd - «L'incredibile è che i parmigiani stanno già pagando l'inceneritore che non vogliono, con gli ultimi aumenti in boletta!, denuncia Cinzia Ferraroni.
A chiedere di non innalzare camini ma cercare soluzioni alternative sono però soprattutto singoli cittadini, dagli uno agli 80 anni, soli o a famiglie intere. A guidare la loro manifestazione è stato Francesco Barbieri, l'uomo che era andato appositamente a Los Angeles per chiedere al sindaco di là si scrivere a Pietro Vignali che si può davvero fare a meno di bruciare i rifiuti, come già accade nella capitale della costa occidentale e in molte altre grandi città. «Dobbiamo prendere per mano i nostri amministratori - afferma Barbieri al megafono - e spiegar loro che non è più pensabile buttare via materie preziose come la plastica. E neppure inquinare ancor di più l'aria».
La vivacissima processione si è interrotta più volte per spiegare a passanti, gente affacciata alla finestra e commessi dietro le vetrine perché si deve dire no all'inceneritore. I parmigiani, con mascerine sul viso e sacchetti di plastica in testa, hanno parlato con canzoni e cartelli: "Il diavolo brucia. Dio ricila"; "Non bruciare il mio futuro"; "Brucia qui, brucia là, la diossina arriverà"; "Latte, parmigiano, prosciutto alla diossina addio buona cucina"; Parma intossicata, Parma squalificata"; "No termovalorizzatore, no tumore".
«Alternative all'incenerimento esistono - ripete Francesco Gaiani del comitato Gcr - e in alcuni luoghi, anche in Italia, sono già in uso. Il nostro modello è l'impianto di recupero di Vedelago: ricilando il 90% dei rifiuti evita di bruciarli e pure guadagna, visto che a Vedelago pagano i rifiuti. Sono impianti di costo modesto. Potremmo farne in più centri della provincia, allora oltre che il fumo dei forni risparmieremmo pure quello dei camion che trasportano i rifiuti».
Il corteo non ha lasciato neppure una cartaccia. Un buon esempio.
