di: Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti
Al posto della costosa tassa per i rifiuti che vige ancora a Parma, ci sarebbe la più vantaggiosa applicazione del sistema a tariffa, con forte risparmio per le tasche dei cittadini. Tale sistema, già applicato con vantaggio nei comuni e provincie dove viene effettuata una raccolta differenziata porta a porta seria e di qualità (Treviso, Consorzio dei Navigli di Milano, Capannori, etc) comporterebbe per una famiglia parmigiana, che risiede in un appartamento di 100 metri quadri, a sborsare anche solo 80-90 euro l’anno, piuttosto che i 237 che paga oggi per la Tarsu.
Dipenderebbe dalla sua virtuosità nel praticare il compostaggio a casa, nel collaborare al massimo e ottenere bonus per una raccolta “porta a porta”, come avviene nel Trevigiano, ai livelli più alti di diversificazione e precisione possibili. Insomma, questa rivoluzione, per funzionare, spiega Carla Poli, direttrice della società della cittadina di Vedelago, vicino Treviso, ideatrice del rivoluzionario metodo impiantistico di trattamento e selezione inventato ed esportato dalla “Centro Riciclo Vedelago srl, presuppone «a monte una differenziata alla massima potenza, a valle la nostra capacità di riutilizzo tramite vendita sul mercato dell’indifferenziato secco residuo fino al 99% e in mezzo un impianto di lavorazione come quelli che progettiamo noi».
Funzionerebbe anche nel territorio provinciale di Parma? «Certo, assicurando rispetto dell’ambiente, aumento dell’occupazione e grande risparmio economico». Avremmo così un risparmio per le famiglie non solo in termini diretti di minor spesa, ma anche di guadagno in termini di salute, per non parlare poi per i danni evitati al settore agroalimentare.
Si eviterebbe di spendere 180 milioni di euro per un impianto di incenerimento altamente inquinante, nato già vecchio nella tecnologia proposta e con costi di esercizio e manutenzione elevati. Con una spesa di solo 5 milioni di euro si assicurerebbe l’autonomia provinciale in tema di smaltimento dei rifiuti e della gestione della raccolta differenziata.
Ma che impianto potrebbe essere? «Un impianto solo per la frazione secca, con due linee. Una di selezione per ciò che arriva dalla raccolta differenziata spinta, l’altra per trattare il residuo, soprattutto imballaggi di polistirolo e plastiche non altrimenti differeziabili o derivate da errori di conferimento nel porta a porta, che diventa granulato da rivendere alle industrie. Un sistema che garantisce produzione di materie prime e seconde da reimmettere nel mercato, destinato ad eliminare le spese del conferimento in discarica».
Oltre le provincie di Treviso, Sassari, Roma, anche la provincia di Ancona sta ormai deliberando sulla riconversione alla tecnologia ad estrusione per la gestione dei rifiuti.
Crediamo fortemente che il sistema da noi proposto possa essere di sicura efficacia per una corretta gestione dei rifiuti nella nostra provincia, in modo da coniugare in modo perfetto le esigenze di risolvere un problema per l’Amministrazione, di tutelare il portafoglio dei cittadini e di salvaguardare la salute, il territorio e la realtà economica agroalimentare.
